Se avete sottoscritto dei buoni postali fruttiferi nel periodo compreso tra il 1 luglio 1986 e il 23 giugno 1997, ovvero i buoni della serie “Q”, “R” ed “S”, di solito con durata trentennale, può capitare che al momento di incassarli Poste vi riconosca una somma di gran lunga inferiore a quella risultante dai Vostri calcoli effettuati sulla base delle tabelle riportate a tergo dei buoni stessi.
Oramai è noto a tutti come la grave emergenza sanitaria sta condizionando le singole attività anche quelle più personali quale il diritto di libera circolazione negli spostamenti di tutti noi, con l’impossibilità di effettuare tra le altre cose viaggi e vacanze prenotate prima della dichiarata emergenza nonché di decidere, in questo momento, una data futura certa per il loro rinvio.
L’Arbitro per le Controversia Finaziarie (ACF) ha condannato la Banca a risarcire i clienti che, suo tramite, erano stati indotti ad impegnare una cospicua somma in obbligazioni subordinate della Banca Popolare di Vicenza, in violazione degli obblighi informativi circa i rischi connessi e di adeguatezza.
Il rapporto tra i cittadini e gli Istituti bancari è (anzi, meglio dire era) uno dei capisaldi della nostra società, una di quelle strutture inossidabili su cui si fonda (o meglio, si fondava) l’intera economia del paese. Dal boom economico degli anni ’60 sino al finire degli anni ’90 la banca ha avuto un ruolo essenziale nello sviluppo del paese, dove per banca si intendeva non tanto e non solo una società di capitali a scopo di lucro, ma quasi un Ente “statale” intoccabile ed infallibile deputato ad erogare prestiti e finanziare le libere iniziative economiche dei cittadini.
L’Arbitro Bancario e Finanziario ha condannato la banca a risarcire il cliente che aveva subito un furto all’estero. Tra la refurtiva c’era anche la carta di credito ed i ladri erano riusciti a prelevare una somma di denaro. L'ABF ha ritenuto la banca responsabile per non avere fornito un sistema sicuro.