Diritto Tributario

Settori

  • Ricorsi avanti commissioni tributarie provinciali e regionali
  • Cartelle esattoriali, rottamazione
  • Avvisi di accertamento

Cos'è

Con il Processo Tributario Telematico (P.T.T.) si digitalizzano le fasi della notifica, dal deposito del ricorso ai documenti, portando vantaggi notevoli per tutti gli attori del processo tributario in termini di semplificazione, trasparenza degli adempimenti processuali e di durata del contenzioso.
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Gli studi di settore costituiscono una presunzione semplice che, priva di altri specifici e concreti elementi e riscontri, del carattere di gravità, precisione e concordanza, da soli non sono sufficienti a legittimare l’operato dell’Ufficio. L’amministrazione finanziaria può sempre servirsi delle procedure di accertamento standardizzato, mediante applicazione di studi di settore, costituendo le risultanze di quest’ultimo un sistema presuntivo in grado di assurgere a qualificato una volta integrato dai requisiti sopra citati. In base a tale principio, quindi, la CTR molisana ha confermato l’esito del giudizio di primo grado ritenendo che l’Ufficio non abbia tenuto nella giusta considerazione una serie di elementi fattuali che deponevano in favore della tesi del contribuente.

In tema di accertamento spetta al contribuente offrire la prova della non rispondenza dei dati extracontabili alla realtà aziendale. A questa conclusione sono giunti i giudici della CTR di Catanzaro pronunciandosi sull’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTP che aveva, al contrario, ritenuto del tutto privo di valore il file extracontabile rinvenuto durante la verifica svolta presso altri contribuenti. Secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione, infatti, secondo il 1° comma, lett. c), dell’art. 39 del D.P.R. 600/1973, è consentito procedere alla rettifica del reddito anche quando l’incompletezza della dichiarazione risulti dai verbali relativi ad ispezioni eseguite nei riguardi di altri contribuenti, da cui derivino presunzioni semplici, desumibili anche da documentazione extracontabile, ed in particolare da contabilità “in nero”, costituita da appunti personali e da informazioni dell’imprenditore.

In tema di transfer pricing spetta all’Amministrazione finanziaria di dimostrare l’esistenza di transazioni tra imprese collegate con evidenti discrepanze rispetto a transazioni dello stesso genere su un mercato indipendente, mentre al contribuente spetta l’onere di dimostrare che le transazioni sono intervenute per valori di mercato da considerarsi normali. E’ questa la ripartizione dell’onere della prova posta alla base della decisione della CTR milanese di rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, nel caso in esame, ha infatti adempiuto al proprio onere descrivendo e documentando in atti che le funzioni e l’organigramma della consociata tedesca fossero tali da rendere conto in modo esauriente della particolarità di quest’ultima e dell’attendibilità del metodo CUP (Comparable Uncontrolled Price Method) utilizzato. Al contrario, invece, i “comparables“ presi a paragone dall’Agenzia delle Entrate al fine di provare la validità del proprio accertamento non risultavano corretti poiché nulla avevano a che fare con i prodotti e l’attività svolta dalla ricorrente.

La presunzione legale di inerenza/deducibilità delle spese di pubblicità erogate ad associazioni sportive dilettantistiche (ASD) si applica quando sussistono i requisiti individuati dalla copiosa giurisprudenza in materia.
Secondo la Suprema Corte questi ultimi sono così individuati:
a) il soggetto sponsorizzato sia una compagine sportiva dilettantistica;
b) sia rispettato il limite quantitativo di spesa;
c) la sponsorizzazione miri a promuovere l’immagine ed i prodotti dello sponsor;
d) il soggetto sponsorizzato abbia effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale (ex multis Cass. ord. n. 16113/2018; ord. n. 1420/2018; ord. n. 21578/2018).
Nel caso di specie l’Agenzia delle entrate aveva, invece, invocato la mancanza di un concreto ritorno economico per l’impresa quale requisito atto a contestare la deducibilità delle spese di pubblicità sostenute dall’ASD. Sul punto i giudici trentini ribadiscono il principio affermato dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 25100 del 26/11/2014, secondo cui il regime di favore è sempre applicabile indipendentemente dalla presenza di ulteriori requisiti rispetto ai quattro su citati.

Non è consentita la rettifica, da parte dell’ente impositore, del prezzo di vendita del bene ceduto da società in fallimento quando la determinazione dello stesso sia avvenuta attraverso il pubblico incanto. A questa conclusione sono giunti i giudici milanesi decidendo sul ricorso in appello proposto dall’Agenzia delle Dogane. Quest’ultima, in seguito a verifiche fiscali aveva rettificato in aumento il valore di alcuni beni ceduti da una SPA in fallimento sostenendo l’applicabilità della regola generale di cui all’art. 43 del Testo Unico secondo la quale ai fini della determinazione dell’imposta di registro, si fa riferimento al valore del bene trasferito. Sia i giudici di primo che di secondo grado hanno, invece, ritenuto applicabile l’eccezione contenuta nell’art. 44 del Testo Unico, che riferisce l’imposta al prezzo di aggiudicazione, poiché, nel caso in esame il trasferimento, pur se avvenuto con le forme proprie di una vendita privata è stato caratterizzato dalla formalizzazione di un procedimento che ha portato alla determinazione del prezzo attraverso il pubblico incanto.

Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non possono costituire di per sé prova della commissione dei reati previsti dal D. Lgs. n. 74 del 2000. Tali presunzioni possono solo costituire elementi atti a giustificare misure cautelari a carico del soggetto interessato (Cass. 26274/2018). La Suprema Corte ha così dato alle risultanze derivanti dalle presunzioni previste dal diritto tributario il mero valore di indizi liberamente valutabili dal giudice penale. Nel caso di specie un imprenditore era, infatti, stato condannato solo tenendo conto di una serie di ingiustificati prelievi di cassa senza che la Corte avesse preso in esame ulteriori elementi di riscontro.

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