TRUFFE BANCARIE ON LINE: IL TRIBUNALE DI PADOVA CONDANNA INTESA SANPAOLO SPA A RISARCIRE UN CLIENTE DERUBATO DI TUTTI I RISPARMI SUL CONTO CORRENTE PER UNA FRODE BANCARIA COSIDETTA SIM SWAP

Venerdì, 01 Luglio 2022

Numerose, in questi ultimi anni, sono state le truffe telematiche che hanno coinvolto molti consumatori utenti bancari contattati dai malfattori tramite email (cd. phishing), sms (cd. smishing), whatsApp o addirittura telefonate (cd. vishing) a cui sono stati rubati i dati personali ed informazioni riservate, anche accedendo abusivamente a banche dati.

Di recente, tuttavia, si sta parlando di una ancora più complessa e subdola truffa informatica bancaria denominata “SIM SWAP FRAUD” oggetto proprio della decisione del Tribunale di Padova di giugno 2022.

Le modalità di questa insidiosa frode telematica, di cui è stata vittima anche un utente consumatore rivoltosi a noi legali come Delegate Adusbef, sono state descritte nel comunicato stampa della Polizia di Stato del 2.7.18: “Una volta individuata la vittima si procede alla acquisizione dei suo dati e delle credenziali di home banking tramite tecniche di hacking ovvero di ingegneria sociale e, successivamente, utilizzando documenti falsificati ad hoc, si sostituisce la sim card della vittima e, attraverso lo stesso numero telefonico, si ottengono dalla banca le credenziali per operare sul conto corrente on-line. Nel caso specifico, carpiti i dati anagrafici e il numero di telefono della vittima, nonchè i dati dei conti correnti e le relative credenziali di accesso, gli indagati, utilizzando un falso documento di identità intestato alla vittima, si recavano presso un dealer al fine di chiedere la sostituzione della SIM in uso alla persona offesa. La scheda SIM del titolare veniva allora disabilitata in quanto sostituita da quella attivata fraudolentemente. La vittima rilevava il mancato funzionamento della sua SIM ma, generalmente, non associava immediatamente l’evento ad una frode in corso. Sostituita la SIM, gli autori del reato penetravano nel sistema informatico dell’istituto di credito presso cui la vittima aveva acceso il conto corrente, riuscendo il più delle volte a reimpostare le credenziali di accesso attraverso una telefonata all’assistenza clienti, presentandosi come il titolare del conto e rispondendo alle varie domande di sicurezza. Una volta effettuato l’accesso, gli indagati erano abilitati ad operare sul conto corrente on-line della vittima, disponendo bonifici e/o ricariche di carte prepagate in favore di altri conti correnti e/o carte prepagate nella loro disponibilità, in quanto appositamente accesi da complici e prestanome, così ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme e l’individuazione degli effettivi beneficiari dei proventi del reato attraverso il tracciamento dei flussi finanziari generati dall’operazione dispositiva indebita. La serrata successione temporale delle varie sequenze attraverso le quali si snoda la frode informatica in esame non consentiva alla vittima di attivare tempestivamente i dispositivi di sicurezza; la vittima acquisiva dunque consapevolezza del prelievo indebito solo al momento della lettura dell’estratto del conto corrente.” (cfr. sito della Polizia di Stato OPERAZIONE “SIM SWAP” https://www.commissariatodips.it)

Proprio così è capitato al nostro assistito a cui sono stati sottratti tutti i risparmi di una vita di lavoro.

Ma il Tribunale di Padova, a cui ci siamo rivolte per fare ottenere giustizia al malcapitato, ha stabilito che, mentre il cliente derubato deve disconoscere i pagamenti effettuati tramite strumenti elettronici e le app. fornite dalla banca, contestando l’inadempimento ai suoi doveri come operatore professionale qualificato, quest’ultima deve, invece, dimostrare la frode, il dolo o la colpa grave dell’utente.

E l’eventuale predisposizione di un sistema di autenticazione forte da parte della banca non basta per dimostrare la colpa grave del cliente che deve, invece, ricavarsi da specifici e concreti elementi di prova realmente indicativi della negligente custodia delle relative credenziali.

Di conseguenza, il Tribunale ha ritenuto Intesa Sanpaolo spa, che non ha dimostrato la colpa del cliente, responsabile per avere omesso di adottare con la diligenza dell’accorto banchiere , tutte le misure tecniche idonee a garantire un adeguato standard di sicurezza nell’effettuazione dei pagamenti elettronici a distanza in modo da impedire l’accesso di soggetti terzi non abilitati al sistema ed evitare danni all’utente.

Perciò, Intesa Sanpaolo spa è stata condannata al pagamento dell’intera somma sottratta dal conto corrente dell’utente bancario, rivalutata con gli indici Istat, oltre al rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tutela.

In conclusione, se ravvisate sul conto corrente operazioni anomale, i professionisti delle Sedi Adusbef sono a disposizione per valutare il caso e l’eventuale tutela.

Padova, 01.07.2022.                                                                       

Avv. Anna Lorenzi                           Avv. Antonella Friso

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