Martedì, 09 Agosto 2022

BITCOIN SI AFFACCIANO LE PRIME PROBABILI TRUFFE AI RISPARMIATORI
“Eravamo tre amici al bar…che volevano cambiare il mondo” recitava una canzone di qualche tempo fa; ed era sostanzialmente lo slogan dei tre soci Emanuele Giullini, Christian Visentin, Mauro Rizzato, tutti veneti, nei loro video promozionali che sono tutt’ora visibili su youtube coi quali, dalle loro sedi di Dubai, Londra e Montecarlo della New Financial Technology Ltd., società di diritto inglese con sede a Londra, promettevano rendimenti lordi del 10% sulle somme loro affidate in gestione.
Sostanzialmente agli investitori veniva richiesto il versamento di un capitale di almeno € 5.000,00, vincolato per cinque anni, che la società avrebbe investito effettuando investimenti mediante “marginazioni” sulle criptovalute (bitcoin) che, a detta dei soci, garantiva rendite stellari, tali appunto da consentire rendite lorde di circa il 10% mensile sul capitale investito.
L’investitore ogni mese poteva scegliere se prelevare la propria rendita oppure reinvestirla nuovamente, incrementando così automaticamente il capitale e, di conseguenza, anche l’interesse percepito il mese successivo. Ovviamente la società incentivava e caldeggiava il reinvestimento (poi vedremo il perché…); ma è un dato di fatto che molti investitori hanno effettivamente percepito per mesi le rendite garantite, sotto forma di bitcoin che, per essere spesi, dovevano essere trasferiti in un “Wallet” (portafoglio virtuale) presso istituti di credito esteri e circuiti “non convenzionali” (ma regolarmente accettati sul mercato italiano) sul quale operava la conversione bitcoin-euro.
Negli ultimi mesi tuttavia la società aveva sospeso le erogazioni mensili delle rendite, asserendo difficoltà nella gestione dei nuovi investitori; successivamente ancora la società aveva “scoraggiato” i propri investitori dal ricercare nuovi adepti, in quanto vi era necessità di “riorganizzare gli investimenti”; per dare maggiore peso a tale raccomandazione, aveva persino “minacciato” una riduzione dei rendimenti mensili dal 10% all’08-09% qualora vi fossero stati eccessivi afflussi di investitori…
E poi il resto è storia ed è leggibile sulle testate giornalistiche regionali.
A migliaia di investitori, soprattutto tra Veneto, Emilia, Lombardia, Lazio la società ha inviato un messaggio nel quale annuncia che essendosi «trovata ad affrontare problematiche interne non previste ha deciso di effettuare un riassesto tutelando per primo il capitale depositato dei clienti, programmando una restituzione degli stessi. Molto probabilmente i clienti verranno rifusi in un piano di rientro che verrà valutato e concordato nei prossimi giorni. C’è tutta l’intenzione di rifondere ogni investitore per il flottante in lavorazione».
Cosa è presumibilmente successo in realtà? La società non riproponeva null’altro che il classico e collaudato schema della “truffa di Ponzi”, ossia un meccanismo piramidale nel quale si chiede ad ogni investitore di introdurre sotto di sé altri soggetti, al fine di garantire a chi è più in alto un introito che consenta, per un certo periodo, di garantire un apparente funzionamento regolare del sistema.
Ma va da sé che ad un certo punto il capitale non sia più sufficiente a remunerare tutti i partecipanti: vuoi perché il ritmo di accessi naturalmente è destinato a calare (nessuno può garantire accessi infiniti e ad un certo punto in una o più parti la catena si spezza); vuoi perché il denaro immesso nel flusso si esaurisce, non essendoci alla base alcun sistema di “rigenerazione” del capitale per via di investimenti inesistenti o anche solo fallimentari.
Senza tenere conto del fatto che, ovviamente, chi ha ideato il sistema deve trarre i propri “giusti” vantaggi e profitti…
Nel caso in esame gli investitori più antichi sono riusciti ad avere indietro quanto meno il capitale investito, dal momento che in circa dieci mesi un anno era evidentemente possibile riottenere indietro il 90-100%; ma per le new entry ovviamente non è stato così.
Avv. Paolo Polato
- Diritto Finanziario
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- Risoluzione Stragiudiziale delle Controversie (Alternative Dispute Resolution - ADR)
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