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Derivati, decine di aziende con l'acqua alla gola

tratto da "Il Gazzettino" di Belluno del 1 dicembre 2007 

Derivati, decine di aziende con l'acqua alla gola
Le piccole e medie società denunciano perdite molto pesanti.
L'Adusbef: «Molte sono ormai sull'orlo del fallimento»

Dopo i problemi causati a molte famiglie dal lievitare degli interessi sui mutui, anche te imprese denunciano sofferenze. L'awocato Marsan: «un bubbone sta per scoppiare» L'avvocato Marsan «Indotte dalle banche a sottoscrivere contratti che invece di neutralizzare o di diminuire irischihanno finito per aumentarli. Nei bilanci si sono aperti buchi spaventosi»II bubbone sta per scoppiare e decine di aziende bellunesi sono già con l'acqua alla gola. A finire sotto accusa, questa volta, sono i cosiddetti derivati, una sorta di assicurazione per alleviare il peso degli interessi sul debito o dei cambi tra le valute, ma che hanno finito per diventare dei prodotti finanziari altamente rischiosi. A lanciare l'allarme è la responsabile provinciale dell'Adu-sbef, l'avvocato Emanuela Marsan che, in questi giorni, ha ricevuto numerose lamentele di ditte bellunesi, soprattutto medio piccole, indotte dagli istituti di credito a sottoscrivere dei contratti che dovevano diminuire i rischi e di conseguenza i debiti. Quello che si è verificato è stato esattamente il contrario e invece di essere coperte si sono trovate improvvisamente con i conti in rosso. «Ci sono aziende sull'orlo del fallimento - ha dichiarato l'avvocato Marsan - le quali hanno subito perdite molto pesanti, superiori anche ai 100 mila euro». In buona sostanza, al fine di L'awocato Marsan «Indotte dalle banche a sottoscrivere contratti che invece di neutralizzare o di diminuire irischihanno finito per aumentarli. Nei bilanci si sono aperti buchi spaventosi» evitare che l'aumento dei tassi convenzionali del mutuo, del finanziamento, delle aperture di credito e di linee di affidamento varie potesse mettere il cliente in difficoltà, la banca vendeva un tipo di prodotto finanziario, rientrante nella categoria degli swap, che aveva il magico potere di neutralizzare detto infausto aumento. L'alchimia si sarebbe dovuta realizzare in quanto il lucro dello specifico swap avrebbe dovuto ammortizzare la perdita derivante da un eccessivo rialzo del tasso di in- teresse: si tratterebbe, in definitiva, di una sorta di scommessa su un andamento del tasso di mercato differente ed opposto a quello del negozio fondamentale che va a tutelare. «Le banche - continua Mar-' san - presentavano i derivati come assicurazioni sui tassi. Siccome aumentano, il loro peso non avrebbe dovuto incidere sul mutuo o sul finanziamento, ma così non funziona, perché questi contratti, invece, hanno creato ai sottoscrittori ingenti perdite. Si è cominciato a stipulare contratti di questo tipo intorno 2001-2002, con il boom di sottoscrizioni nel 2004. L'istituto di credito ora si trova con il coltello dalla parte del manico perché, con la perdita addebitata, l'operatività del conto corrente viene ridotta. Alle aziende conviene, quindi, cercare una nuova trattativa con la banca, che generalmente propone un altro contratto di swap, che viene venduto come migliore del primo, ma che poi non sempre si rivelatale». Insomma, dalle prime perdite in poi, il gioco è diventato quello del cane che si morde la coda, in un crescendo di indebitamento che sale e in una rincorsa a nuovi prodotti per riparare alle perdite potenziali che, se realizzate, segnerebbero nei bilanci dei buchi spaventosi. «Ai clienti che chiedono dì chiudere anticipatamente il contratto viene addossato tutto il costo dello strumento con aggravi esorbitanti dell' ordine anche di migliaia di euro. Ma non è tutto. Le banche spesso fanno sottoscrivere ai legali rappresentanti delle ditte un'au-todichiarazione con la quale gli stessi si definiscono operatori qualificati. In questo modo possono evitare di raccogliere informazioni sull'esperienza dell' investitore in materia di strumenti finanziari, sugli obiettivi dell'investimento, sulla propensione al rischio, nonché, cosa ancor più grave, sull'adeguatezza dell' operazione, un escamotage che rende più facile vincere un'eventuale controversia davanti al giudice». E' chiaro che c'è un interesse da parte degli stessi istituti di credito ad evitare il fallimento delle aziende. «Generalmente - prosegue l'avvocato Marsan - se si tratta di un buon cliente la banca è disposta ad una trattativa. Ma è il concetto ad essere sbagliato. Noi cerchiamo di valutare situazione per situazione e, tramite i nostri esperti, se sussistono i presupposti, suggeriamo alla ditta di tutelare i pro-pri diritti. Per ora alcune sentenze hanno dato ragione ai clienti: è successo, per esempio, a Torino. Con due sentenze il Tribunale torinese ha spezzato una lancia a favore di chi con poca consapevolezza ha sottoscritto dei contratti di swap. Le due decisioni, infatti, sostengono che non è sufficiente la firma del legale rappresentante sul!' autodichiarazione di operatore qualificato per esonerare l'intermediario dal rispetto dei doveri di informazione sul prodotto che sta vendendo. Di diversa opinione, invece, è il Tribunale di Milano che ha una posizione opposta su questo punto. Per avere un orientamento consolidato, bisognerà attendere ulteriori pronunce, sino a quella della Suprema Corte». Lina Pison

 
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