tratto da "Il sole 24 ore"
Sui debiti pesa il caro mutui
Venti domande al giorno per insolvenze
In crescita la domanda per piccole e banali spese domestiche, anche con raddoppio del numero di rate per il pagamento Titolari di redditi medio alti, costretti a ricorrere al credito al consumo, nonostante la poca fiducia per il proprio futuro economico. Adusbef, l'associazione dei consumatori che raccoglie segnalazioni e consiglia utenti, conferma la crisi della classe media. «In questi anni si è verificato un fatto nuovo: chi percepisce redditi medi ha progressivamente vista erosa la propria capacità di spesa» conferma Fulvio Cavallari, avvocato padovano, responsabile dell'associazione in Veneto. «Circa l'8o% di questa fascia di consumatori fa i conti con una situazione che si è complicata in coincid enza con il passaggio dalla lira all'euro. Sono oramai numerosi i bancari che si rivolgono a noi perché non riescono a districarsi tra il mutuo contratto per l'acquisto della prima casa, per lo più con l'istituto del quale sono dipendenti, il rientro dal credito al consumo, chiesto per l'acquisti di beni, ad esempio i mobili, e il prestito personale ottenuto da un'altra banca per poter pagare le rate», racconta Cavallari. Dunque prima «ci si indebita al 12% con il credito al consumo e poi al 16% con il prestito personale, che varia dai 5 ai 25mila euro, finalizzato a rientrare dal finanziamento per l'acquisto di beni». Agli sportelli Adusbef dì Padova si presentano ogni giorno una ventala di persone che chiedono consigliperuscire da situazioni complesse, spesso originate proprio dal mutuo casa contratto a tasso variabile e la cui rata mensile è lievitata fino a non consentire di sostenere il piccolo imprevisto domestico o l'acquisto di un bene necessario. Anche agli sportelli delle altre città venete, ogni giorno il numero di consulenze richieste non si discosta dal dato padovano. «Si tratta di consumatori che arrivano ad acquistare il televisore pagandolo a rate di 50 euro mensili o l'auto in 48, persine 60 rate quando una volta il saldo era previsto al massimo in 36», continua Cavallari. «Chiedere uno o più finanziamenti diventa spesso una necessità per chi ha un reddito da lavoro dipendente, non una scelta da parte di un nuovo tipo di utilizza-tore più dinamico che programma il credito al consumo perché lo ritiene conveniente anziché smobilitare i risparmi investiti», conclude.
