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Prodotti derivati: uno studio della Banca d'Italia. Rilevazione sui prodotti derivati over-the-counter a fine dicembre 2007

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Rilevazione sui prodotti derivati over-the-counter a fine dicembre 2007


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Roma, 5 giugno 2008 Rilevazione sui prodotti derivati over-the-counter a fine dicembre 2007 La Banca d'Italia comunica le informazioni relative alle posizioni in essere a fine dicembre 2007 sui contratti derivati over-the-counter (OTC) di un campione composto dai gruppi bancari italiani maggiormente operativi nel comparto.

Tale indagine, che ha preso avvio nel 1998, è effettuata per iniziativa del Committee on the Global Financial System, che si riunisce a Basilea, presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), sotto l'egida del Comitato dei governatori delle banche centrali del Gruppo dei 10 (G-10).

L'indagine prevede la rilevazione semestrale di statistiche sui derivati OTC su base consolidata presso un campione di banche e intermediari finanziari con sede nei paesi del G-102. Tale rilevazione si fonda sulle raccomandazioni del Rapporto "Proposals for improving global derivatives market statistics", presentato dal suddetto Comitato nel luglio 1996.

Oggetto della rilevazione sono il valore nozionale e il valore lordo di mercato3 (positivo e negativo) dei contratti derivati su:
a) tassi di cambio;
b) tassi d'interesse;
c) azioni e indici azionari (equity-linked), merci (commodities);
d) credit default swaps (da dicembre 2004). Per ciascuna tipologia di contratti è inoltre richiesta la suddivisione per classi di vita residua ("fino ad un anno", "tra 1 anno e 5 anni" e "oltre 5 anni").

I derivati finanziari

L'evidenza relativa al mercato italiano indica una stasi dell'attività (tav. 1), in controtendenza rispetto a quanto osservato nel complesso dei paesi del G-10, dove si è registrato un incremento del 15 per cento. Il valore nozionale dei contratti in essere presso le banche italiane rappresenta ancora una quota assai modesta dell'intero campione dei paesi del G-10 (1,6 per cento).

Le informazioni relative alle controparti (tav. 2) mostrano che i contratti derivati OTC continuano a essere posti in essere prevalentemente con istituzioni finanziarie ("intermediari partecipanti alla rilevazione" e "altri intermediari finanziari").

Le categorie di contratti nella quale la quota delle controparti non finanziarie è più elevata in percentuale sono quelle relative ai cambi (10,4 per cento), mentre per i derivati su tassi d'interesse e quelli su azioni tale quota è dell'ordine del 5 per cento. Il campione rilevato fa registrare un valore lordo di mercato negativo lievemente superiore a quello positivo (122,9 e 118,6 miliardi di dollari, rispettivamente).

I derivati su tassi d'interesse risultano così composti (tav. 3): gli interest rate swaps rappresentano, in termini di valore nozionale, circa il 75 per cento (63 per cento del totale dei derivati in essere in Italia), le opzioni su tassi d'interesse il 20 e i forward rate agreements il 5 per cento. L'euro rimane di gran lunga la valuta più utilizzata, seguito dal dollaro.

Il 64 per cento dei derivati su tassi d'interesse ha vita residua superiore all'anno (tav. 4). I contratti derivati su tassi di cambio (tav. 5) continuano a riguardare prevalentemente il dollaro USA o l'euro (68 per cento, complessivamente). A differenza dei derivati su tassi di interesse, la cui vita residua è distribuita prevalentemente su scadenze di medio e lungo periodo, quelli relativi a tassi di cambio hanno, per i tre quarti, scadenza inferiore all'anno (tav. 4).

Il mercato dei derivati su azioni e merci, di dimensione assai più limitata è composto quasi interamente di opzioni, poco meno dei due terzi delle quali hanno vita residua superiore all'anno (tav. 4).

I derivati su crediti


I dati relativi alle posizioni in essere su credit default swaps (CDS6) delle banche italiane mostrano nel periodo considerato un forte incremento, superiore a quello osservato negli altri paesi. Nel secondo semestre del 2007 i valori nozionali dei CDS comprati (acquisto di protezione) e quello dei CDS venduti (vendita di protezione) sono aumentati del 41 e 50 per cento, rispettivamente, raggiungendo 399,3 e 397,8 miliardi di dollari (cfr. tav. 1); per il complesso dei paesi del G-10 l'incremento dei CDS comprati e quello dei CDS venduti è stato del 34 e 39 per cento, rispettivamente.

Le banche italiane risultavano essere, al 31 dicembre 2007, acquirenti nette di protezione dal rischio di credito per un ammontare di 1,4 miliardi di dollari (18,7 miliardi nel semestre precedente); tutti i contratti in essere avevano per controparte un'istituzione finanziaria (cfr. tav. 6).
Il totale dei CDS comprati era riferito per il 54 per cento a un paniere di debitori (multi-name CDS) e per la restante parte a un singolo debitore (single-name CDS); nel caso dei CDS venduti la quota di quelli riferiti a un paniere di debitori era del 58 per cento.

In termini di scadenza dei contratti sottostanti, una quota preponderante - circa i due terzi - dei CDS comprati e venduti aveva vita residua compresa tra 1 e 5 anni. Il valore netto di mercato di tutti i contratti in essere era negativo e pari a 0,2 miliardi di dollari. Anche nel caso dei derivati su crediti, il valore nozionale dei contratti in essere presso le banche italiane rappresenta una minima proporzione dell'intero campione dei paesi del G-10 (0,9 per cento).