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MiFID II, l’Europa risponde ai fallimenti del mercato

Da www.thefielder.net:  di G. Melillo

MiFID II, l’Europa risponde ai fallimenti del mercato

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26 maggio 2014

Lo scorso 14 aprile, il Parlamento europeo ha approvato il testo definitivo della MiFID II, ora al vaglio formale del Consiglio dell’UE prima d’esser pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Alla luce dei fallimenti del mercato verificatisi durante la recente crisi finanziaria del 2008, la nuova MiFID revisiona la precedente direttiva avente a oggetto il complesso settore dei servizi e delle attività d’investimento nonché la disciplina dei mercati finanziari.

La direttiva 2004/39/CE, meglio nota come MiFID (Markets in Financial Instruments Directive), imponeva agli Stati membri il recepimento e l’attuazione di norme nuove che sostituivano l’assetto normativo esistente, delineato nel 1993 dall’ISD (Investment Services Directive). Tra i principali obiettivi, di portata rivoluzionaria, raggiunti dal legislatore europeo attraverso la prima MiFID, s’annoverano: la creazione d’un mercato finanziario europeo, l’elaborazione del principio del mutuo riconoscimento per gl’intermediari, la disciplina della competizione tra diverse trading venue (mercati regolamentati, sistemi multilaterali di negoziazione, internalizzatori sistematici) con conseguente previsione di regole di condotta e d’organizzazione per i soggetti abilitati.

Nel contesto attuale, in piena congiuntura economica negativa, sia gli operatori sia le autorità preposte alla vigilanza sui mercati hanno rinvenuto nel nuovo testo approvato un apprezzabile tentativo d’aumentare l’efficienza da un lato, e d’alzare il livello di tutela degl’investitori dall’altro, imponendo massimi obblighi di trasparenza e perseguendo l’unitarietà e l’integrazione del sistema.

La principale innovazione introdotta con la MiFID II è l’istituzione e l’organizzazione dei sistemi organizzati di negoziazione (OTF), che ricomprendono nuove piattaforme di negoziazione diverse dai mercati regolamentati, dagl’internalizzatori e dagli MTF. La disciplina degli OTF ha il fine d’implementare la trasparenza delle negoziazioni di strumenti finanziari. Infatti, gli OTF dovranno ottemperare ai requisiti di trasparenza pre- e post-trading già esistenti per le sedi di negoziazione, garantendo cosí agl’investitori una diminuzione rilevante delle asimmetrie informative. L’elemento differenziatore che caratterizza questo nuovo tipo di piattaforma è la presenza d’un certo margine di discrezionalità sulle operazioni in capo al gestore OTF. Ciò significa che il gestore sarà soggetto a determinati vincoli informativi finalizzati alla protezione dell’investitore nonché all’obbligo di best execution nei confronti dei clienti che usano la piattaforma. In conclusione, si richiede al legislatore nazionale d’emanare norme che consentano al gestore d’offrire servizi ai clienti caratterizzati da un maggior livello di personalizzazione rispetto a quelli offerti dalle altre venue.

Nell’àmbito degli MTF, la direttiva tenta d’uniformare i requisiti organizzativi e lo standard operativo degli MTF a quello dei mercati regolamentati. Questo processo d’armonizzazione dei mercati s’estrinseca prevalentemente coll’obbligo, per i gestori MTF, di comunicazione a tutti gli altri mercati (e all’autorità di vigilanza) delle sospensioni o dei ritiri di strumenti finanziari negoziati. Si cerca, dunque, di creare una forte interazione comunicativa e informativa tra le piattaforme, sempre al fine di prevenire eventuali abusi di mercato, tutelando in primis l’investitore.

La MiFID II riforma parzialmente anche il mercato degli strumenti derivati. È opinione ormai diffusa che l’assenza d’un quadro regolamentare per i derivati OTC abbia contribuito in modo rilevante all’inasprimento della crisi finanziaria. La direttiva si concentra sugli strumenti scambiati over-the-counter, esenti dalle disclosure imposte dalle sedi di negoziazione regolamentate. Sotto questo punto di vista, si perfeziona soltanto l’intervento dell’EMIR (European Market Infrastructure Regulation), regolamento comunitario del 2012 che in sostanza ha reso piú sicuro e trasparente il mercato dei derivati. La MiFID II, infatti, s’è limitata a richiedere che la negoziazione dei derivati OTC «standardizzati» avvenga, per esigenze informative, sui mercati regolamentati, MTF e OTF.

Riguardo ai derivati sulle commodity (per es. prodotti alimentari ed energia) la questione sembra piú complessa. È stato dimostrato che tali strumenti finanziari, anche se cash-settled (senza effettivo scambio del bene), possono influire sulla regolare formazione del prezzo della merce sottostante. La direttiva prevede che tutte le trading venue dove vengono scambiati derivati su merci adottino limitazioni adeguate per garantire il corretto funzionamento del mercato e condizioni di regolamento per le merci scambiate fisicamente a scadenza del contratto.

Per quanto concerne la disciplina degl’internalizzatori sistematici, le novità contenute nella MiFID II consistono in una piú chiara individuazione delle attività svolte da tali soggetti e nell’estensione di determinati obblighi di comportamento (già prescritti dalla MiFID I) in relazione a operazioni aventi a oggetto tutti gli strumenti finanziari e non solo a quelli azionari. Tra gli obblighi piú stringenti, introdotti a tutela dell’investitore, v’è l’obbligo di pubblicazione di quotazioni irrevocabili di tutti gli strumenti, laddove però esista un mercato liquido. Tra le tante novità, si segnala l’assoggettamento dell’internalizzatore alle post-trade transparency obligation: pubblicazione dei volumi e dei prezzi delle operazioni concluse.

Grazie a una sollecitazione quasi unanime da parte dei Paesi membri dell’Unione, s’è cercato d’intervenire sulle piccole e medie imprese uscite malconce dalla crisi. La direttiva mira a creare una sottocategoria di mercato chiamata «Mercati di crescita per le PMI» dove negoziare strumenti finanziari emessi da PMI che abbiano un capitale sociale inferiore a 100 milioni d’euro, risultante dagli ultimi tre bilanci d’esercizio approvati. La gestione di questi mercati è affidata a soggetti MTF che dovranno esser autorizzati dalla competente autorità nazionale sulla base d’alcune condizioni. La piú importante sembra essere la garanzia d’un’adeguata informativa agl’investitori che, a maggior ragione in questo caso, necessitano della piú ampia protezione.

In ultim’analisi, dal dettato normativo, fortemente armonizzante perché coadiuvato da un regolamento comunitario, si rinviene l’intenzione di conferire un ruolo centrale e incisivo all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). All’authority sono demandate le regole di dettaglio, attuative d’alcuni princípi sanciti dalla direttiva. Inoltre, all’ESMA sono conferiti poteri assimilabili a quelli delle autorità nazionali. Essa avrà il potere di concedere l’autorizzazione iniziale per l’esercizio dell’attività di gestione degli OTF nonché di vigilare sull’adempimento degli obblighi a questi imposti. In conclusione, è importante precisare che la MiFID II, essendo una direttiva, potrà dispiegare i propri effetti solo a séguito dell’intervento del legislatore nazionale e di provvedimenti attuativi da parte dell’ESMA e delle authority degli Stati membri.

 

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