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Fonsai - indagato Presidente Isvap Giannini

Fonsai - indagato Presidente Isvap Giannini

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08559 
Atto n. 4-08559

Pubblicato il 29 ottobre 2012, nella seduta n. 823

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

“Linkiesta” del 23 ottobre 2012 scrive sulla notifica dell’avviso di garanzia a Giancarlo Giannini, capo dell’Isvap (autorità di vigilanza delle assicurazioni) per concorso in falso in bilancio di Fondiaria Sai: «La Guardia di finanza ha perquisito questa mattina la sede dell’Isvap, l’autorità di vigilanza delle assicurazioni, su mandato della Procura di Torino, nell’ambito dell’inchiesta su Fondiaria Sai. I pm titolari dell’inchiesta, Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, hanno inoltre iscritto nel registro degli indagati Giancarlo Giannini, già presidente e ora commissario straordinario dell’Isvap, per l’ipotesi di reato di concorso in falso in bilancio di FonSai. È stata perquisita anche l’abitazione di Giannini. “Si cercano riscontri – si legge in una nota della Gdf – in ordine a presunti inadempimenti e ritardi dell’Authority delle assicurazioni, negli anni 2009- 2011, nell’esercizio dell’azione di vigilanza sul gruppo Fondiaria-Sai. Sono state inoltre notificate informazioni di garanzia per concorso in falso in bilancio”. A breve, “i dirigenti dell’istituto in grado di riferire sui fatti, saranno sentiti direttamente dai due magistrati”. Oltre agli uffici del presidente, sono stati perquisiti anche gli uffici del vicedirettore generale Flavia Mazzarella, e gli uffici Vigilanza I e Vigilanza II, rispettivamente guidati da Giovanni Cucinotta e Roberto Roberti, la direzione coordinamento operativo-ispettorato e antifrode, e l’ufficio per le relazioni esterne e i rapporti istituzionali. Inadempimenti, ritardi e collusioni. Nel decreto di perquisizione si legge che il gruppo FonSai ha tenuto “condotte gravemente anomale nel ramo Rca” e, nonostante questo, “per quanto consta allo stato degli atti, non risulta mai stata estesa ispezione alcuna avente a oggetto la Rc generale” da parte dell’Isvap. Da parte dei vertici dell’autorità di vigilanza, e “in particolare da parte del suo presidente” è possibile trovare “traccia di inadempimenti, ritardi e, financo, collusioni con il management della società sottoposta a controllo”. I ritardi sono innegabili: “Pur avendo appreso della criticità nella determinazione della riserva sinistri del ramo auto della compagnia assicurativa Fondiaria-Sai fin dal marzo 2009 è stata disposta ispezione solo nel gennaio 2011, dopo l’aver preannunciato l’attività fin dall’agosto 2010 e ciò anche a seguito di plurime sollecitazioni”. Fra il 2009 e il 2011 Fondiaria Sai ha bruciato quasi 2,5 miliardi di euro. Parte delle perdite del 2010 e dell’ultimo esercizio deriva dall’emersione di un’insufficienza delle riserve tecniche (oltre 800 milioni solo nel 2011), ovvero gli accantonamenti effettuati dalle compagnie di assicurazione per far fronte agli impegni verso gli assicurati. Giannini è presidente dell’Isvap dal 2002 e aveva già autorizzato l’aggregazione della Fondiaria da parte della Sai della famiglia Ligresti. Da luglio, in seguito al varo della riforma dell’Isvap, che sarà posto sotto l’ala della Banca d’Italia e ridenominato Ivass, Giannini ha assunto il ruolo di commissario straordinario. La fase di transizione, salvo accelerazioni determinate dagli ultimi eventi, dovrebbe chiudersi il 4 novembre con l’approvazione dello statuto dell’Ivass e la nomina dei suoi organi di vertice. Due inchieste. L’inchiesta della magistratura torinese è una delle due in corso sullo scandalo che ha investito la Fondiaria Sai sotto la gestione dei Ligresti. A Torino si indaga in relazione all’ipotesi di falso in bilancio ed ostacolo all’attività di vigilanza per gli anni 2008-2011. In questo periodo la società era guidata dalla presidente Jonella Ligresti e, dal punto di vista operativo, prima dall’amministratore delegato Fausto Marchionni e poi, da inizio 2011, da Emanuele Erbetta, che è poi il manager rimasto al comando fino a oggi, in attesa del passaggio definitivo a Unipol. Il 2 agosto sono stati perquisiti anche gli uffici di FonSai a Torino e Milano e sono stati iscritti nel registro degli indagati i componenti del comitato esecutivo e del consiglio di amministrazione in carica negli esercizi finiti sotto i riflettori della magistratura. Fra gli altri, sono indagati per falso in bilanci Jonella Ligresti, Giulia Maria Ligresti, Antonio Talarico, Fausto Marchionni, Vincenzo La Russa, Giaocchino Paolo Ligresti ed l’a.d. Erbetta. A Milano, invece, il pm Luigi Orsi indaga per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza in relazione ai movimenti anomali dei titoli Premafin e alla proprietà dei trust esteri (The Ever Green e The Heritage) riconducibili secondo la Consob e gli inquirenti alla famiglia Ligresti. Per tali ipotesi di reato, lo scorso luglio Salvatore Ligresti è stato iscritto nel registro degli indagati. Orsi indaga anche sul fallimento delle holding immobiliari-edili dei Ligresti (Imco e Sinergia) e sul patto occulto che i Ligresti avrebbero raggiunto con Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, anche lui indagato per ostacolo all’autorità di vigilanza. In cambio del loro sì all’intervento di Unipol nella ricapitalizzazione di Premafin-FonSai, e alla successiva fusione fra i due gruppi, i Ligresti avrebbero ottenuto 45 milioni. Mediobanca ha negato valore contrattuale al foglio su cui compare la firma dell’a.d. Nagel e le richieste della famiglia Ligresti»;

a giudizio dell’interrogante cosa altrettanto scandalosa è che nessuno, neppure la Consob, ha rilevato l’anomalia comportamentale della società di revisione, Reconta ERNST&Youn;

non risulta che l’Autorità abbia svolto approfondimenti sul lavoro dei revisori così come, nonostante le sollecitazioni a firma dei piccoli azionisti di IT Holding, non risulta abbia esaminato criticamente il lavoro della stessa società di revisione Reconta ERNST&Young che aveva certificato per buono l’ultimo bilancio della IT Holding prima del commissariamento. Comunque il debole impianto sanzionatorio attualmente previsto dall’ordinamento produrrebbe al massimo l’intimazione alla società di non avvalersi, per un periodo massimo di due anni, dell’attività di revisore del socio che ha sottoscritto, impegnando se stesso e la società di revisione di appartenenza, la relazione di certificazione;

l’interrogante ha presentato numerose interrogazioni sulle irregolarità nella gestione Fonsai e sull’omessa vigilanza dell’Isvap, che hanno causato enormi danni a migliaia di azionisti, oltre ad aver inviato, due anni fa, una raccomandata, alla Consob e all’Isvap, che non hanno mai risposto, per sollecitarli a fare chiarezza verificando se vi sia stata distrazione illecita dei fondi e, in caso affermativo, ad impugnare i bilanci sociali del Gruppo Fondiaria-Sai;

considerato che:

alle origini della crisi finanziaria di portata mondiale che ancora oggi sta sconvolgendo i mercati, distruggendo, a vantaggio di pochi, i risparmi di moltissimi piccoli e medi risparmiatori, è possibile collocare il crac americano della Enron che ha avuto come effetto parallelo il fallimento immediato della Arthur Andersen, la più antica ditta di revisione contabile che ne aveva certificato i bilanci, evidentemente falsi. Negli USA venne quindi emanata la legge Sarbanes Oxley preordinata ad evitare il ripetersi di eventi analoghi attraverso una serie di misure anche a carattere sanzionatorio. La questione ebbe risonanza planetaria e in Italia diede luogo ad una serie di audizioni parlamentari nel corso delle quali alcuni qualificati esperti del settore in posizioni di osservazione privilegiata ebbero modo di esprimere le proprie valutazioni. In particolare, il presidente pro tempore della Consob, sostenendo la migliore strutturazione ed efficienza dei metodi e degli organi di controllo italiani, escluse la possibilità di accadimenti paragonabili nel nostro Paese. La rassicurante previsione risultò, qualche tempo dopo, smentita dal crac della Parmalat che però non produsse conseguenze esiziali sulla o sulle società di revisione che ne avevano certificato i bilanci, rivelatisi, superfluo sottolinearlo, falsi;

nel caso “Parmalat”, la delibera con la quale si comminava al soggetto inquisito il massimo della sanzione e cioè l’intimazione alla società di revisione di appartenenza di non avvalersi della sua opera di revisore per due anni, dava atto che, avendo il soggetto sanzionato rimesso le quote di partecipazione alla società di revisione di appartenenza e non avendo fatto richiesta di partecipare all’attività di altra società di revisione, la sanzione sarebbe rimasta di fatto priva di effetti. Come dire: oltre al danno, anche la beffa. Sul piano penale poi, avendo il soggetto patteggiato la pena entro i limiti della condizionale, pare non abbia trascorso neanche un giorno in carcere, con buona pace dei soggetti – risparmiatori, azionisti, obbligazionisti, fornitori, dipendenti – i cui danni sarebbero risultati contenuti se la società di revisione ed il suo esponente avessero fatto il loro dovere facendo emergere per tempo il reale stato di decozione della società revisionata;

all’indomani del crac Parmalat, il legislatore ritenne di intervenire sul tema mettendo in cantiere un disegno di legge preordinato alla tutela del risparmio, all’interno del quale, secondo una poco commendevole usanza italiana, si è tentato di disciplinare materie del tutto estranee all’oggetto dello stesso;

questo per evidenziare che, a dispetto delle apparenze, il descritto impianto sanzionatorio è assai poco deterrente, poiché, come è documentabile ad esempio dall’elenco delle sanzioni Consob pubblicate sul bollettino, tutte le società andate in default avevano l’ultimo bilancio prima del crac corredato da relazioni di certificazione prive di segnali di allarme o che comunque davano ad intendere che fosse in leggero stato febbrile ciò che invece era irreversibilmente decotto; le sedicenti Big della revisione, cominciarono così ad essere chiamate sempre più spesso a rispondere sul piano patrimoniale dei danni che avevano contribuito a produrre con i loro comportamenti omissivi,

si chiede di sapere:

se il Governo non intenda attivarsi al più presto per offrire una giusta tutela ai cittadini che a giudizio dell’interrogante sono stati vessati dall’avidità deimanager delle società quotate in Borsa e dall’omessa vigilanza delle autorità preposte al controllo;

se al Governo risulti un intervento della Autorità vigilante competente relativamente all’operato della società di revisione Reconta ERNST&Young;

se il Governo non ritenga che un siffatto impianto sanzionatorio sulle irregolarità comportamentali delle società di revisione, a parere dell’interrogante poco rigoroso, necessiti di una profonda revisione in termini di maggiore severità, in modo che possa funzionare davvero come deterrente avverso comportamenti distratti, superficiali, incompetenti o collusi, ovvero che, comunque, hanno danneggiato, danneggiano e danneggeranno i risparmiatori, e, di conseguenza, come intenda intervenire al fine di tutelare i cittadini;

quali iniziative intenda assumere al fine di promuovere una radicale riforma della disciplina delle autorità di controllo, alla luce delle carenze e dell’inefficacia evidenziate dagli scandali finanziari che hanno investito il sistema delle imprese e delle banche, considerato che, a giudizio dell’interrogante, la Consob e l’Isvap devono recuperare indipendenza, autorevolezza, credibilità e trasparenza, nonché il ruolo per cui sono state istituite, cioè vigilare tutelando gli interessi dei risparmiatori.

 
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